Ricordando una cara amica: Anna Maria Graziosi Ripa

Fu il Soroptimist a farmi incontrare e conoscere Anna Graziosi Ripa. Era il 1985, lei era una nota Storica dell’Arte , io una professionista nell’ambito medico: potevamo essere agli antipodi invece legammo subito con un’amicizia fatta di consonanza di interessi e valori durata 35 anni! Certo il Soroptimist Club di Rimini, composto di donne professioniste, tutte di eccellenza in una multiformità di profili e di età, fu il terreno su cui ci arricchimmo, condividendo esperienze e conoscenze, allargando i confini dei contatti all’Italia e al Mondo. Fu infatti in un memorabile viaggio fatto assieme, lei ed io, in Bangladesh, protette e guidate dalle Maestre Pie lì radicate come missionarie, che godemmo dell’incontro con le Socie del Soroptimist Club di Dhaka. Restammo a bocca aperta nel constatare le alte qualificazioni delle “nostre sorelle soroptimiste”, tutte docenti universitarie, dirigenti di banca, imprenditrici: elegantissime nei loro “shari” , raffinate nei modi, fiere di essersi unite (loro donne in una società musulmana) per affrontare temi scottanti quali il commercio d’organi di bambini, la tratta delle adolescenti per la prostituzione, ecc. Anna, col suo modo pacato ed il suo linguaggio ricco ed espressivo tante volte raccontò questo incontro speciale, questa presenza viva e costruttiva opposta a quella dei diseredati sui quali il nostro sguardo si era finora posato.

La sua penna agile traduceva facilmente in scritti preziosi la sua vasta cultura che spaziava dall’archeologia (Verucchio fu il campo dei suoi scavi e studi giovanili  sulla civiltà Villanoviana e fu pure “galeotto” per la conoscenza del marito Paolo), alla pittura e alla ceramica di cui era una vera esperta ed una appassionata collezionista. Preziosi sono i piccoli documenti descrittivi che accompagnano la riproduzione di un piattino antico, di una piastrella con la rosa malatestiana del Castello, del piatto di pasta vitrea con i tre pesci della Domus del Chirurgo fatti realizzare per il Soroptimist di Rimini come dono alle Socie e ai graditi ospiti di occasioni culturali.

Conferenziera raffinata, dalla voce flebile ma avvincente, insegnante al liceo Classico Giulio Cesare molto ricordata dai tanti alunni diventati ora professionisti, amica generosa capace di una sottile ironia o di una inaspettata allegria, animo sensibile verso i più bisognosi, si commuoveva raccontando le povertà, le sofferenze, le pene di chi incontrava .

Il viaggio in Bangladesh, avvenuto per caso, la segnò molto sia per il contatto con una povertà inimmaginabile sia per la constatazione di ricchezze umane sconosciute. Le rimasero nel cuore le donne ricamatrici, vere artiste nella loro modestia; “dipingono con l’ago” diceva ammirando ed acquistando i loro capolavori di cui riempiva i cassetti già pieni di corredi ereditati da più generazioni. E dal ricamo fu sempre attratta, sostenendo i gruppi che a Rimini e dintorni conservavano e tramandavano quest’arte. Nel libro per il 25° della Missione in Bangladesh delle Maestre Pie scrisse un bell’articolo sull’arte del ricamo orientale soffermandosi sul nakshi kantha, una vera tecnica artistica. Curò pure un prezioso “libriccino” diventato un vero gioiello, con la “Storia di Carlotta” trasformando il diario di dolore di due genitori in un racconto struggente ed al contempo rasserenante: una storia di morte da cui nasce tanta vita. Grazie, Anna, per queste perle preziose in cui continueremo a vederti e a ricordarti con riconoscenza ed affetto.

Silvia Tagliavini