Incontro con Giacomo Gorini 20 gennaio

Il Dott Giacomo Gorini ospite al Soroptimist Club di Rimini

Incontro su ZOOM il 20 gennaio ore 21

Il Dott Giacomo Gorini, giovane immunologo riminese, dopo esperienze formative negli Stati Uniti a Washington e Cambridge, è ora impegnato presso lo Jenner Institute dell’Università di Oxford. Da alcuni mesi partecipa all’attività di sviluppo e sperimentazione del vaccino anti- Covid 19 a cui l’Istituto di ricerca inglese lavora con AstraZeneca e Advent-IRBM di Pomezia.

Il Soroptimist Club di Rimini ha avuto il piacere di ascoltarlo in teleconferenza in occasione della riunione del Club, che ha visto la partecipazione di numerosissime socie appartenenti anche ad altri Club Soroptimist.

Con una esposizione chiara ed esaustiva e con l’ausilio di alcune slides ben articolate, ha iniziato la sua relazione descrivendo i meccanismi d’azione del sistema immunitario del corpo umano e ha proseguito poi illustrando le tecnologie in uso per la produzione di vaccini, soffermandosi in particolare su quelle utilizzate nel caso dei vaccini anti Covid19 e sul loro funzionamento. Il Dott Gorini, a seguire, ha ricordato le quattro fasi di studio necessarie affinché un vaccino possa arrivare ad essere utilizzato nella pratica clinica. Ha spiegato, poi, come il vaccino approntato presso i laboratori di Oxford utilizzi, per raggiungere il suo effetto, una versione modificata di un adenovirus e come sia necessaria l’inoculazione di due dosi a distanza di poche settimane l’una dall’altra per ottenere il massimo possibile della risposta in termini di produzione di anticorpi specifici nei soggetti vaccinati. La risposta, pochi giorni dopo la seconda dose, può rendersi evidente nel 95% dei casi e gli effetti collaterali indesiderati sono lievissimi e simili a quelli che si osservano dopo la somministrazione di qualunque tipo di vaccino. Esso è di più facile uso rispetto ad altri, quando si pensi di raggiungere una popolazione molto numerosa e soprattutto in luoghi lontani dai centri di stoccaggio. Infatti, non è necessario che venga conservato a temperature molto basse e quindi il suo trasporto dai luoghi di distribuzione alle popolazioni da vaccinare è molto più agevole. Può essere conservato ad una temperatura tra i 4 e gli 8 gradi e fino a sei mesi di tempo senza perdere di efficacia. Altro elemento positivo del vaccino di Oxford è il suo costo molto ridotto rispetto ai vaccini attualmente in uso. Questo vaccino è utilizzato già in alcuni paesi del mondo (Inghilterra, India, Brasile Sudafrica) e si pensa che entro il 29 gennaio p.v. possa avere l’autorizzazione dall’EMA per poter compiere il primo passo per la sua adozione in Europa e in Italia. Il ritardo della sua entrata in uso è dovuto alla necessità di rispondere alle regole molto stringenti presenti nella Comunità Europea affinché un farmaco possa essere utilizzato in clinica. Al termine del suo intervento, numerose socie del Club sono intervenute rallegrandosi con lui per la chiarezza espositiva e gli hanno rivolto domande che hanno permesso al relatore di chiarire molti degli aspetti con cui, ogni giorno, in questo difficile periodo, ci si confronta a proposito di un argomento di grande attualità.

 

Qui sotto qualche immagine della serata e la locandina dell’evento